domenica, novembre 15, 2009

Somebody to Love















Can anybody find me somebody to love
Ooh, each morning I get up I die a little
Can barely stand on my feet
(Take a look at yourself) Take a look in the mirror and cry (and cry)
Lord what you're doing to me (yeah yeah)
I have spent all my years in believing you
But I just can't get no relief, Lord!
Somebody (somebody) ooh somebody (somebody)
Can anybody find me somebody to love ?

Yeah
I work hard (he works hard) every day of my life
I work till I ache in my bones
At the end (at the end of the day)
I take home my hard earned pay all on my own
I get down (down) on my knees (knees)
And I start to pray
Till the tears run down from my eyes
Lord somebody (somebody), ooh somebody
(Please) Can anybody find me somebody to love ?

(He works hard)
Everyday (everyday) - I try and I try and I try
But everybody wants to put me down
They say I'm going crazy
They say I got a lot of water in my brain
Ah, got no common sense
I got nobody left to believe in
Yeah yeah yeah yeah

Oh Lord
Ooh somebody - ooh somebody
Can anybody find me somebody to love ?
(Can anybody find me someone to love)

Got no feel, I got no rhythm
I just keep losing my beat (You just keep losing and losing)
I'm OK, I'm alright (he's alright - he's alright)
I ain't gonna face no defeat (yeah yeah)
I just gotta get out of this prison cell
One day (someday) I'm gonna be free, Lord!

Find me somebody to love
Find me somebody to love
Find me somebody to love
Find me somebody to love
Find me somebody to love
Find me somebody to love
Find me somebody to love
Find me somebody to love love love
Find me somebody to love
Find me somebody to love somebody somebody somebody somebody
Somebody find me
Somebody find me somebody to love
Can anybody find me somebody to love ?

(Find me somebody to love)
Ooh
(Find me somebody to love)
Find me somebody, somebody (find me somebody to love) somebody, somebody to love
(Find me somebody to love)
Find me, find me, find me, find me, find me
Ooh - somebody to love
(Find me somebody to love)
Ooh
(Find me somebody to love)
Find me, find me, find me somebody to love
(Find me somebody to love)
Anybody, anywhere, anybody find me somebody to love love love!
Wooo somebody find me, find me love

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domenica, novembre 08, 2009

Salve, mi presento, sono il diavolo...



Salve, mi presento, sono il diavolo. Sono una persona a modo e di gusto. In genere sono riservato e non adoro mettermi in luce ma sento in questo momento l’obbligo di venire allo scoperto. Sono assolutamente disgustato da come si utilizzi impropriamente il mio nome per scopi che differiscono dal compito che mi è stato affidato. Trovo disgustoso e disdicevole che mi si associ al male. Questa è la mia pena, lo ammetto. Io sono impropriamente il collettore e l’alibi per le vostre sfortune e disgrazie ma, credete bene, io non ho voci in capitolo su ciò che vi accade, non sono io a determinare alcunchè sulla vostra vita. Sono desolato. Io non sono il male, sono costernato per voi e per lo stupore che questa rivelazione possa provocarvi, tuttavia ciò è senza dubbio vero. Io non sono il male. Io sono solo la lama che esercita il taglio, sono colui che divide, sono il separatore. Ma non sono il male. Il bene ed il male esistono solo come effetti del mio passaggio, sono una conseguenza della mia presenza, del mio taglio. Senza di me essi non esisterebbero. Devo dunque essere considerato maligno per questo? Non credo, no. E’ un giudizio esagerato e miope il vostro. Siete buffi nel vedermi come un’entità esterna che aleggia sopra le vostre teste e dentro i vostri pantaloni. Non sono niente di tutto ciò. Io sono la lama che è dentro ciascuno di voi e che vi da il potere di dividere la realtà in ciò che è bene ed in ciò che è male. Io sono dentro di voi. Concordo che, qualora utilizzata impropriamente, detta lama sia un’arma che può dare alla testa, ma non mi assumo responsabilità che non mi competono, ciò è solo affar vostro, non mio. A causa di questo motivo la maggior parte di voi mi teme, ha paura di me. E perché mai? Chi ha paura di me finisce solo per rifiutarmi lasciando, lì, sul tavolo, la sua lama. Ma una lama di siffatta potenza, lasciata lì, incustodita, potrebbe finire in mani sbagliate e potrebbe così succedere che qualcun altro, ingordo di potere, voglia utilizzare anche la vostra. Da qui si dice appunto: “Avere il coltello dalla parte del manico”. A costoro che temono la propria lama dico che quando mi lasciate nelle mani altrui allora, in quel momento esatto, lasciate agli altri il diritto e perfino il dovere di esercitare un taglio sulla realtà. Sulla vostra realtà, perché, beninteso, e che non si faccia confusione in merito, a me della vostra realtà non interessa proprio nulla. In ogni modo, ogni qualvolta lasciate che ciò accada, sappiate che altresì state lasciando agli altri il privilegio di determinare cosa è e bene e cosa è male. Pensate che non sia importante tutto ciò? Non sottovalutate la mia benevolenza nel farvi queste confidenze. Si da il caso che qualsiasi giudizio voi emettiate, qualsiasi sentenza voi formuliate, qualsiasi opinione voi esprimiate, esse siano fondate su ciò che io, come lama, ho precedentemente separato. Senza di me sareste niente più che animali. Ed invece, siccome ci sono e sono stato mandato qua, io vi rendo uomini. Chi l’avrebbe mai detto? Prima di tornare nel silenzio siderale in cui sono stato collocato vorrei però farvi notare un’ultima questione che non è di secondaria importanza e sulla quale vi invito a riflettere. Del resto sono astuto e furbo e mi piacciono gli enigmi. A volte vi osservo da lontano e noto come siate buffi nelle vostre discussioni: “IO penso…”, “IO dico…”, “IO faccio…” tutto questo IO che sento in tante bocche mi fa solo pensare che, siccome non mi conoscete bene, a volte pensiate addirittura di prendere il mio posto. IO, e che significa mai? L’IO è solo un concetto per potervi consentire di ragionare su voi stessi, niente di più. Ma l’IO, così come il bene ed il male del resto, è solo il risultato di un taglio, di una lama che separa il resto dall’IO. Il diavolo perciò, viene molto prima del vostro IO del quale andate tanto fieri. Ma allora voi chi siete? Ve lo siete mai domandato?

Bene, termino qui il mio intervento soltanto con l’augurio che, d’ora in poi, ognuno di voi abbia un po’ più di simpatia per il diavolo.

venerdì, novembre 06, 2009

Basta un niente


C' è una moneta che scivola
dentro a un cappello silenzioso
Mentre nel cielo una nuvola
pone tregua al contenzioso

C'è una musica che suona
quella zingara ha destrezza
mentre da lontano tuona
c'è una corda che si spezza

Si spezza dentro agli occhi
quando il vero è rivelato
mentre tredici rintocchi
si riposano su un lato

C'è la folla che si aspetta
un saluto od uno sguardo
sarà sempre una sconfitta
cede il passo il Gattopardo

Nuovi simboli e sigilli
per la folla rumorosa
rimarranno pochi appigli
per riprendersi qualcosa

E mentre la moneta rotola
nel cappello mendicante
rotea in cielo quella sciabola
dal profilo assai tagliente

Ma la folla è disattenta
o troppo attenta a certe cose
l'importante è sia contenta
e trovi sempre delle scuse

Guarda verso quei ciarpami
che le luci abbaglieranno
non si accorge che domani
sarà andato un altro anno

Ma la musica continua
pochi soldi nel cappello
ed è tutto un po' in sordina
raccogliendo il suo fardello

La Regina a grandi passi
sale un lato della strada
e tu dovunque andassi
sempre sotto al loro radar

Ma la musica va avanti
ed ignora l'attenzione
dedicata dai passanti
della perfida Albione

In effetti ogni volto
si rivolge a quella parte
tutto appare tanto alto
nel castello delle carte

Basta un soffio
basta un niente
basta un bimbo sulla strada
un zingara insolente
un cavallo senza biada
un cretino, un ignorante
una vittima di spada
un senza Dio
un vergognoso
O un amante coraggioso.
Basto io?

Lungo tredici rintocchi
in mezzo al fumo dentro agli occhi
per quanto esperto e quanto astuto
anche il Re infine è nudo

giovedì, novembre 05, 2009

E tu che sogni l'Eterno!

Parole di conforto
di Fabrizio Bisi

Cerco parole di conforto
per un amico stasera.

Che ti succede, vecchio mio?
Che fine ha fatto colui che conoscevo?

Dov'è quel cipiglio sicuro,
quel squadrare dall'alto,
l'orgoglio di cui andavi fiero?

Non ricordi La Purezza
che ti donava la forza?

Guardati, come sei ridotto!
Patetico vibri per ogni scintilla
di vita e intelligenza
Da adolescente ardi
pei giochi maturi di una donna

Ancor bruci di invidia
se chi ti confida all'orecchio di saper solcare
le impervie acque dell'animo femminile
lo fa per il triviale sollazzo di una sera..
(E tu che sogni l'Eterno!)

Tu la cui forza sempre mi ha
dato conforto
Lascia che sia io a rassicurarti
che questo male
domani passerà
Che ci alzeremo insieme
e per te tutto sarà passato

Che Lei non sarà più
E serenamente affronteremo la guerra
di un nuovo vigoroso giorno
di Giovane Uomo

Lascia che ti dica tutte queste parole
e molte altre ancora,
Mio buon vecchio amico,
Cuore

martedì, novembre 03, 2009

Benvenuti in Europa!

Leggendo le prime pagine dei quotidiani italiani sono abbastanza sicuro che una bella fetta dei cittadini del Belpaese sappia ormai tutto della vita sessuale dei suoi politici ma non si sia accorta di quanto il loro potere sia stato ridimensionato divenendo, in effetti, ormai solo "regionale" e che essi non siano più propriamente cittadini italiani ma europei. Questi sono i fatti, per il resto chi vivrà vedrà.

In seguito riporto alcuni articoli apparsi sulla stampa inglese:
e qualche notizia apparsa sulla stampa italiana:



Stando a questi articoli il vicepresidente della Commissione dovrebbe essere Massimo D’Alema. Fantastico! Rimando inoltre a questo filmato, impreciso in diversi dettagli ma è intressante lo spirito critico con cui viene affrontato il trattato (se riesce a reggere lo spocchioso Barnard per quasi un'ora):

sabato, ottobre 31, 2009

L'attesa




Marco nacque lo stesso giorno in cui i Cremonini, che abitavano nella casa di fronte a quella in cui avrebbe vissuto la sua giovane età, traslocorano definitivamente per andare a vivere in un’altra città. Marco non conobbe mai i Cremonini, né il padre, né la madre né i due figli allora adolescenti, ma da quando era nato vide sempre la loro casa dalla finestra di camera sua. Chissà perché, pensò subito che essa fosse abitata da qualcuno di importante. Una persona sicuramente molto strana visto che non si vedeva mai né uscire né entrare. A nulla valevano le spiegazioni dei genitori che cercavano di fargli capire che in realtà la casa era disabitata e dentro non vi era proprio nessuno. E fu così che a cinque anni, nel pieno della gaia inconsapevolezza di quell’età, convinto e certo di quel che faceva, si avvicinò alla porta della casa di fronte, la guardò dal basso verso l’alto e, sulla punta dei piedi, con la punta dell’indice e la schiena tirata come un arco, suonò il campanello. Aspettò per molto tempo, lì, seduto fuori, finchè non arrivò sua madre a prenderlo: “Che fai Marco?” “Ho suonato, aspetto che mi aprano” la madre lo guardò interrogativa “Ma lo sai che non c’è nessuno dentro no?” “Non è vero, c’è qualcuno lo so!” la madre sorrise “E va bene Marco, riproverai domani, ora vieni dentro che la cena è pronta" le prese la mano e la seguì in casa triste per non aver visto la porta aprirsi davanti a lui. I giorni dopo continuò a suonare il campanello e ad attendere, ma mai nessuno venne ad aprire. Gli anni passarono e Marco diventò grande, ormai aveva compreso perfettamente che nessuno abitava quella casa e che mai nessuno gli avrebbe aperto la porta, tuttavia, negli anni dell’adolescenza, nel pieno trambusto delle sue emozioni, usciva ogni tanto di casa a fare due passi per pensare tra sé e sé. E tra un pensiero e l’altro, ogni tanto, si soffermava davanti a quella casa e senza un valido motivo, pur sapendo che nessuno gli avrebbe mai aperto, ripeteva quel gesto che si portava dentro da quando era nato: suonava il campanello e aspettava dieci minuti. Quello strano gesto, non sapeva bene perché, lo rasserenava sempre un poco. Le sue emozioni si placavano e tornava a casa sempre più sereno di come ne era uscito. Una notte, mentre passegiava con Maddalena, si fermò davanti a quella porta e le raccontò tutta la storia del campanello. Lei rise divertita ed insieme provarono a suonarlo ancora una volta ma anche in quel caso nessuno aprì. Dopo i dieci minuti di attesa però, Marco era completamente innamorato, per la prima volta. Va da sé che da quel momento in poi la vita fece i suoi percorsi che nessuno sapeva ovviamente prevedere ma nei quali Marco si gettò con tutto sé stesso. Si susseguirono altri amori ed il tempo trascorse dolce insieme agli amici ed al suo corpo che cresceva mentre diventava uomo. La sua vita ruotò attorno a quella porta fino al giorno in cui decise che era tempo di andare altrove. Era tempo di partire. I suoi pensieri ed i suoi desideri lo portavano lontano e così si congedò dalla sua famiglia e dai suoi cari. Fece le valigie e vi mise dentro le cose più preziose che aveva e proprio mentre faceva gli ultimi preparativi, dalla sua stanza, attraverso la finestra, gettò lo sguardo alla porta della casa dei Cremonini. Gli salì un groppo in gola quando capì che doveva suonare quel campanello per l’ultima volta. Fatte le valigie, scese lentamente le scale osservando con attenzione la carta da parati del corridoio che, solo in quel momento notava, aveva un amabile disegno floreale che si ripeteva costantemente su tutta la parete. Baciò sua madre ed abbracciò suo padre, poi uscì. Attraversò la strada fino alla casa di fronte, e con le valigie in mano si fermò davanti alla porta dei Cremonini. Appoggiò le valigie per terra, tirò un sospiro e per l’ultima volta suonò il campanello. Aspettò dieci muniti esatti e poi prese le valigie in mano e si girò per andarsene. In quel momento accadde una cosa inaspettata. Gli balenò in mente un’idea che in tutti quegli anni, chissà perché, non lo aveva mai sfiorato. Eppure era così ovvia nella sua semplicità. Marco si girò e tornò verso la porta. Allungò la mano verso il pomello e provò a girarlo. Il pomello ruotò fino a fare uno scatto. La porta era aperta. Lo era sempre stata. Marco stette immobile per qualche secondo con la porta lievemente aperta su una fessura. In quel momento capì. Sorrise e chiuse la porta. Non aveva bisogno di entrare, tutto ciò che essa custodiva se lo sarebbe portato con sé.

martedì, ottobre 27, 2009

Ma tu, un trans lo assumeresti?


In questi giorni, dopo lo scandalo Ford in cui è incappato SB, è arrivato il secondo scandalo Trans del PD, dopo l'affaire Sircana. Il ché mi ha portato ad una riflessione, ma essere transessuale porta a prostituirsi o no? Se si leggono autori omosessuali come il mio amico d'infanzia S.Bolognini, il transessuale è portato a prostituirsi perchè nessuno lo assume, siamo quindi noi che portiamo l'omosessuale che decide di "cambiare" a prostituirsi, perché nessuno lo vuole assumere. E sì che molti di loro, hanno anche buone preparazioni dal punto di vista scolastico e professionale. Ma l'essere transessuale porta comunque a non avere un lavoro o non avere le medesime possibilità lavorative ne di un Omosessuale 'standard' ne di un Eterosessuale, come si può vedere nell'inchiesta "Francesco era disoccupata" di Francesco palese ( disponibile on line all´indirizzo www.laltrainchiesta.com ), si stima che l'85% dei trans sia disoccupata. Il cambiamento di sesso implica inaffidabilità agli occhi di tutti, in quanto il Transessuale non riesce a trovare una casa in affitto. La prostituzione tranessuale è quindi generata dalla domanda? O dalla morale?

lunedì, ottobre 26, 2009

La paura di Entrambi

Lungo i secoli
e dietro agli angoli
di piccole città

Sopra i pascoli
e nei minuscoli
passaggi senza età

Negli angoli del Potere
e nei Pensieri del maniscalco
di chi è giù al podere
di chi sta sul palco

Dalla grande Roma
fino ad Avignone
fatto santo un Nome
che non conosciamo

E c'è una musica
che è senza tempo
che è sempre unica

Suona nel Bordello
irrompe nel Convento
giù nei bar del porto
che si gioca a carte
nel destino incerto
di chi vive d'arte

Nei segreti vicoli
dove marceranno
con i forti muscoli
questi nuovi eserciti
marceranno al soldo
sia nel clima freddo
sia nel clima caldo
Non fa differenza

E nei quartieri poveri
per i voleri avidi
in quei sapori forti
e nelle notti limpide

Sarà dentro ai chiostri
sarà nei suicidi
sarà nelle corti
sarà degli stupidi
e gli intellettuali
non staranno fuori

Le paure in trincea
ed i sensi di colpa
ogni apparente tua scelta
è una grande bugia

Lungo cento secoli
superando ostacoli
Essa vive

E' Buona, è Grande,
E' Felice, è Colta
Chiunque la incontra
Chiunque l'ascolta
preferendola sempre
a una verità più corta
terribilmente breve

E' colpa mia ed è colpa tua
lungo questi anni
La paura credo
appartenga a entrambi

mercoledì, ottobre 21, 2009

Non ora, non in questa città



Cosa posso dire?
Che cosa posso fare?
è sempre questo vento
che viene e che va

Cambia qualche accento
ma rimani sempe attento
ed il grande mutamento
non ti troverà

Non ora almeno
E non questa notte
Non ora in questa città

Decidi in un momento
non esiste il pentimento
saresti mai contento
di questa realtà?

Ma non rimane tempo
per quanto già rallenta
la luce non è spenta
e non si spegnerà

Non ora almeno
E non questa notte
Non ora in questa città

In questa città
dove qualche faro
lascia spazio
al bagliore delle stelle
lontano lungo al molo
qualcuno si amerà

A volte spettatore
e a volte primo attore
C'è una mano di colore
che non ci coprirà

Non ora almeno
E non questa notte
Non ora in questa città

In questa città
dalle mille stelle
dalle mille foglie
dalle mani fredde
dai respiri lenti
dagli sguardi attenti

Dove quei tramonti
ti hanno visto vivo
ti hanno visto ancora
ti hanno visto andare

Mentre il vento soffia
non sai più chi eri
non sai più chi sei
né dove si andrà

E questa notte
si dormirà sul filo
di dove non so
neanche chi sono
apro gli occhi nel buio
e galleggio nel tempo

E galleggio tra i vivi
e galleggio tra i morti
E non so dire nemmeno
che differenza fa

Non ora almeno
E non questa notte
Non ora in questa città

Dedicato ad ogni notte spesa
senza sapere nemmeno dove,
nemmeno come,
ma grazie a tutti quelli che c'erano.
E quelli che ci saranno
E che ci sono ora
in questa città


domenica, ottobre 04, 2009

Cercandoti

Ti sto disperatamente cercando.

Quando la notte raggiunge le mie vene che vibrano, io ti sto cercando. Quando il giorno si annuncia di là dall'orizzonte, io ti sto cercando. Quando le notti d'estate mi agitano nel letto, quando un filo di brezza spunta dal mare e raggiunge le mie assetate labbra, io ti sto cercando. Quando la musica circola come lava erotica nelle mie membra e percuote coi bassi le cavità più profonde dell'anima, io ti sto cercando. Quando la paura si affaccia nei tramonti solitari o nelle domeniche di sole, quando gli elementi si aggregano per infliggermi un nuovo colpo, io ti sto cercando.

Ti sto cercando nelle notti d'estate, nei pomeriggi di sole alle finestre, dietro alle tende, e nelle gelide mattine dei nostri lunghi inverni quando i cristalli delle auto appannano per ogni breve sosta. Ma sono io solo ad appannarli, un solo fiato, una sola vita. Resta la sola mia speranza. Sono io solo a sperare , a sussurrare, a colorare di vita gli spazi attorno a me. A volte un gatto piega la testa e si lustra il pelo contro le mie scarpe, domanda cibo, non domanda perché. Nemmeno io domando più perché oramai.

Passi che nella notte segnano il ritorno, su in camera mia. Ma è una camera vuota, un alibi per me; uno spazio divergente che mi costringe, sempre più piccolo, in un angolo sempre meno accogliente, sempre meno mio, sempre più grande lo spazio vuoto che mi circonda. Sempre più grande il niente che mi sussurra di sedere in quell'angolo, quell'angolo di niente, nemmeno tanto mio, ma quell'angolo che almeno c'è. L'angolo che mi resta. Forse più che un angolo uno spigolo, ma accomodante. Non accogliente, accomodante. Con voce acidula, vagamente agrodolce, scolpisce idee di morte nel mio pensiero. Morte non fisica: ah, desiderare quella! Desiderare la morte fisica, il vilipendio del corpo, la corruzione delle carni e delle ossa. Desiderare quella! Non desidero quella. Sono tentato dalla morte dell'anima, il sedere rassegnato di chi è già scaccomatto. Il sedere rassegnato del re, accerchiato da pedoni da strapazzo dallo sguardo avido, da alfieri del mercato e della borsa, da torri che sono palazzi del potere, cavalli che sono auto di lusso e regine che hanno già tradito, persone e cause. Ed hanno tradito anche me.

Anziano re in scaccomatto; e non hai più mosse verso cui sperare, non un solo pedone da barattare. Non hai più un anima da vendere, soltanto una da gettare come uno straccio. Gettarla come fradicio asciugamano al bordo di un ring, sporco di sangue e sudore, saliva e speranza. Sporco di tutto il lercio che ti hanno sputato addosso. Hanno contaminato la tua anima di bambino, il tuo cuore speranzoso di studente. Re adolescente, lo scaccomatto è arrivato presto. O presto è finita l'adolescenza con tutti i suoi inganni e le sue trappole, con tutte le insidie sul percorso, percorso imbrattato di fango sotto un cielo vagamente tinteggiato di stelle, qua e là.

Qua e là nelle serate di agosto, qualche stella che si concede agli sguardi e alla memoria come una tiepida carezza raccolta in un atomo di buio. Raccolta con un alibi di ferro. Raccolta e conservata, conservata molto più a lungo di qualsiasi altra tua speranza. Re bambino, sei scaccomatto. Sei scaccomatto, a meno che tu non dica no. A meno che tu non decida di ripartire, ricominciare con un’altra partita. Il bianco ha la prima mossa, e la prima mossa può significare molto. Ma dovremmo giocarla questa nuova partita? Quali giocatori saranno disposti a fronteggiarsi ancora una volta, dopotutto? Chi sarà disposto a posizionare tutti i pedoni nelle caselle di partenza? Proprio adesso che ognuno aveva occupato il suo posto, così caldo, così comodo. Così suo. Ma tu un posto tuo non ce l'hai.

Voglio ricominciare, rimettiamo tutto a posto. E lasciatemi la prima mossa. Datemi ancora una possibilità, una giocata. Non la sbaglierò questa. E l'amore mi scalderà le ossa, proprio adesso che non ci credevo più, non pensavo che esistessi. Eppure mi hanno detto che da qualche parte ci sei. Per questo ti sto cercando. Perché se non dovessi trovarti comunque potrei dire di averci provato. Perché se non esistessi avrei comunque assaporato la mia speranza infinita. Perché se ci fossi allora adesso, in una notte come questa, potrei stringerti. Per questo ti sto cercando. Disperatamente.

Questa notte sono un re che deve ancora nascere.