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| Quello che risulta sulle carte non è quello che accade nelle strade... |
Il Fiscal Compact prevede che i paesi UE s’impegnino ad avere il deficit sostanzialmente in equilibrio, con un valore massimo dello 0,5% rispetto al pil. Con Maastricht era il 3%, ora in un periodo recessivo si impongono vincoli ancora piu' stringenti. Il principio del pareggio di bilancio e la riduzione del debito pubblico imposti da Bruxelles rappresentano, per i paesi in difficoltà finanziaria, l’impossibilità di uscire dalla spirale recessiva imposta da dogmi economici molto in voga ma certamente non favorevoli al cittadino medio. Se lo stato fosse padrone della moneta potrebbe spendere tranquillamente a deficit per rilanciare l’economia (e sarebbe bene lo facesse). Sfortunatamente così non è. Infatti, affinché tutto questo fosse possibile, si sono dovuti preventivamente ingabbiare i paesi nella trappola dell’Euro, costringendoli a procurarsi “sul mercato” quello che potrebbero fare direttamente da sé, ovvero “la moneta”. L’esplosione del debito pubblico ne è una ovvia conseguenza. Guardando ai numeri, basti osservare come il debito pubblico italiano inizia ad esplodere dal 1981, ovvero da quando il Tesoro si separa dalla Banca d'Italia. Lo stesso accade, ad esempio, a partire dal 1973 in Francia quando Pompidou operò nella medesima maniera. Dal 1992/93, con Maastricht, il modello FED USA (il Federal Reserve Act è del 1913) viene poi esportato a tutta l'Europa con la nascita della BCE.
Date queste premesse non c'è nessun margine di possibilità che l'economia italiana possa riprendersi. Voglio dire, è come fare il salasso ad uno che ha una emorragia; qual'è la persona saggia che si può aspettare un recupero del paziente? A seguito di queste politiche, il sud dell'Europa è inevitabilmente destinato a diventare, entro un quarto di secolo, il sudamerica degli anni settanta. Purtroppo diventeremo come il sudamerica solo da un punto di vista economico. Infatti possiamo scordarci la libertà dei costumi e le varie saunas brasiliane, visto che la EU procede pure con il proibizionismo (ad Amsterdam stanno riducendo drasticamente il numero delle "vetrine" e ai coffe shop possono accedere solo gli olandesi). A coloro a cui non interessano i piaceri della carne, ricordo che la EU ha anche bannato numerosissimi principi attivi fitoterapici con tradizione secolare (e molto economici) impendendo di fatto alle persone di decidere come curarsi. Insomma, lo scenario da punto di vista delle libertà non e' promettente.
Ora, senz'altro i potentati economico/finanziari dietro EU, Monti, Trilaterale e Bilderberg hanno il controllo diretto od indiretto (tramite press agency come Reuters, ANSA ecc...) di una grossa fetta dell'informazione (altro che conflitto di interessi di Berlusconi!), quindi non è difficile manipolare le opinioni e far passare il boia per il salvatore. Rimane però un problema di fondo (direi epistemologico) : quanto abbiamo perso contatto con la realtà se, quando essa diverge totalmente dalla finzione mediatica, crediamo alla finzione invece che all'evidenza? A questo proposito mi piace citare Dostoyevsky quando affermava: "“Man has such a predilection for systems and abstract deductions that he is ready to distort the truth intentionally, he is ready to deny the evidence of his senses only to justify his logic”.
Dobbiamo comunque ricordare che la situazione a livello di scolarita' in Italia e' la seguente: "Cinque italiani su cento tra i 14 e i 65 anni non sanno distinguere una lettera da un’altra, una cifra dall’altra: sono analfabeti totali. Trentotto su cento lo sanno fare, ma riescono solo a leggere con difficoltà una scritta semplice e a decifrare qualche cifra. Trentatré superano questa condizione, ma qui si fermano: un testo scritto che riguardi fatti collettivi, di rilievo anche nella vita quotidiana, è oltre la portata delle loro capacità di lettura e scrittura, un grafico con qualche percentuale è un’icona indecifrabile. Tra questi, il 12 per cento dei laureati. Soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una società contemporanea”.
Per finire, vorrei collegare questa mia nota con quanto scritto in precedenza in questo blog. Rileggendo i miei vecchi scritti, siano essi lirica, prosa, politica, economia, informatica, ecc...mi sembra sempre di leggere cose altrui, a volte pessime, a volte discrete. Quello che mi sorprende questa volta e' come avevo messo in fila, uno dietro all'altro, tutti i punti che hanno portato alla situazione attuale (erano i giorni della crisi Northern Rock, forse il primissimo tiepido sentore che qualcosa stava crollando). Se leggete i commenti di critiche me ne sono prese parecchie (as usual, luckily) ma non ero andato molto lontano nella previsione degli eventi (e delle loro cause):
http://dovesonoleragazze.blogspot.com/2007/09/no-euro.html
http://dovesonoleragazze.blogspot.com/2009/10/trattato-di-lisbona-domani-il-verdetto.html