giovedì, settembre 27, 2007

SE QUESTO E' UN UOMO

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case;
Voi che trovate tornando la sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no
  • Considerate se questa è una donna,
  • Senza capelli e senza nome
  • Senza più forza di ricordare
  • Vuoti gli occhi e freddo il grembo
  • Come una rana d'inverno:

  • Meditate che questo è stato:
  • Vi comando queste parole:
  • Scolpitele nel vostro cuore
  • Stando in casa andando per via,
    Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli:
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri cari torcano il viso da voi.

12 commenti:

Fabrizio Bisi ha detto...

Fantastici! Questi versi sono sempre stati tra i miei preferiti, li adoro. Quanta bruttura nei miei versi impietosamente affiancati a quelli di Levi, quanto ridicola l'idea che io possa esprimere arte attraverso la parola. Ringrazio il Dottor Divago per avermi ricordato la differenza tra chi sa scrivere e chi crede di saperlo fare.

Bellissima anche la scelta dell'immagine: trovo questo post particolarmente riuscito

Dottor Divago ha detto...

Fabrizio, non sarei così severo con te stesso. Primo Levi ha vissuto una esperienza di prigionia che non possiamo nemmeno concepire, nonstante i versi siano particolarmente incisivi. Il suo vissuto umano è fortemente diverso dal tuo e questo si riflette su ciò che scrive, perchè non è soltanto un fatto tecnico.

Le tue cose mi sono piaciute molto e ne abbiamo parlato. Anche se un paragone con Levi non ha senso non significa che l'affiancamento sia impietoso. Sii più benevolo con le tue creature.

Mi fa piacere che ti sia piaciuta la bivalenza di questo post. Da un lato è un omaggio a Primo levi, dall'altro quello che voglio dire sta su un piano abbastanza diverso dalla memoria dell'olocausto che tutti, spero, abbiamo.

Voglio aggiungere che credo manchino maestri. O almeno io ne avverto la mancanza. Sentendo Levi parlare in alcune interviste emerge il carisma spontaneo di un uomo che può essere un maestro. Vorrei incontrare uomini di questa esperienza e questo carisma.

Ma se un giovane vuole cercare un esempio da imitare, dove lo trova?
Qual'è quel'uomo politico, uomo d'affari, professore, attore che può mandarci un messaggio di questo tipo?

Mancano uomini, ci sono troppi leccaculo e miserabili.

Dottor Divago ha detto...

Ma è sempre stato così?

Dr.KlaG ha detto...

Io però non mi sento di condannare l'aspetto "frivolo" dell'esistenza. E' chiaro, se tutto si deve ridurre ad una ricerca della pura forma allora si perde di vista la sostanza ma anche concentrarsi solo sulla sostanza penso si finisca per non riuscire più a comunicarla e a condividerla con gli altri.

Non condivido nemmeno la visione per cui non esistono guide a cui ispirarsi, le guide ci sono, forse non sono quelle che ci propina la tv ma... perchè mai si dovrebbe cercare la propria guida nella tv? Temo che anche noi stiamo cadendo nell'illsione per cui la realtà sia come quella che ci viene proposta in tv. Non è assolutamente così, quella è un'immagine di una realtà che non esiste o che, se esiste, rappresenta solo una visione parziale.

Trovo che non ci sia nulla di male a dedicare parte del proprio tempo alla cura del proprio corpo ed alla ricerca di una bellezza estetica che è poi quell'immagine in cui ci riconosciamo e nella quale dobbiamo essere a nostro agio.

Dottor Divago ha detto...

concentrarsi solo sulla sostanza penso si finisca per non riuscire più a comunicarla e a condividerla con gli altri

Sono perfettamente d'accordo. Questa è proprio la distinzione tra essere seri e seriosi. Questa cosa della seriosità l'ho sempre fortemente condannata, l'aspetto del divertimento, dell'ironia, deve permeare qualsiasi attività. Non è mai inopportuna, anche se alcuni vogliono nascondersi dietro una maschera di seriostià perchè contenuti ne hanno pochi e temono il vero confronto.


Non condivido nemmeno la visione per cui non esistono guide a cui ispirarsi, le guide ci sono, forse non sono quelle che ci propina la tv ma... perchè mai si dovrebbe cercare la propria guida nella tv?

Purtroppo non intendevo una guida nella tv ma una guida nella vita di tutti i giorni. Magari voi ce l'avete, io non ce l'ho. Non ho proprio una persona concreta a cui ispirarmi professionalmente e scientificamente e umanamente. Mi fa piacere se voi ce l'avete, io ho incontrato solo miopi psicopatici senza nessuna consistenza umana ed intellettuale, senza nessuna onestà intellettuale.

Trovo che non ci sia nulla di male a dedicare parte del proprio tempo alla cura del proprio corpo ed alla ricerca di una bellezza estetica che è poi quell'immagine in cui ci riconosciamo e nella quale dobbiamo essere a nostro agio.

Ho forse io mai negato questo da qualche parte su questo blog o altrove?

Fra ha detto...

secondo me per scegliere un modello a cui ispirarsi o dove trovare tutte le qualità che si cercano, si deve anche sapere cosa (come) si vuole dalla vita.

Fra ha detto...
Questo post è stato eliminato dall'autore.
Fra ha detto...

siamo in vena di poesia... :

"la bellezza non è un bisogno ma un'estasi.
Non è una bocca affamata, nè una mano vuota e tesa,
ma un cuore infiammato e un'anima incantata.
Non è l'immagine che vorreste vedere, nè la musica che desiderate ascoltare,
ma è un'immagine che vedete anche con gli occhi coperti, una musica che sentite pur con le orecchie chiuse.
Non è la linfa nelle venature della corteccia, nè l'ala unita all'artiglio,
ma è un giardino sempre in fiore e una corona di angeli sempre in volo.."

G.K. Gibran

Dottor Divago ha detto...

si deve anche sapere cosa (come) si vuole dalla vita.

Dopo interminabili riflessioni lo so, nonostante questo non la trovo comunque. Primo Levi potrebbe essere una ma... non c'è più! Aiuto!

Dottor Divago ha detto...

è un'immagine che vedete anche con gli occhi coperti, una musica che sentite pur con le orecchie chiuse

Bellissimo!

Fra ha detto...

Tre passioni, semplici ma straordinariamente forti, hanno governato la mia vita; il desiderio di amore, la sete di sapere, e un’immensa pietà per le sofferenze umane. Queste passioni, come venti possenti, mi hanno spinto ora qua ora là, in un volo capriccioso, facendomi vagare sopra un profondo oceano di angoscia, fino a che ho raggiunto il limite estremo della disperazione.
Ho cercato l’amore, soprattutto perché l’amore è estasi – un’estasi talmente grande che spesso sarei stato pronto a sacrificare il resto della vita in cambio di poche ore di tale gioia. E poi l’ho cercato perché mitiga la solitudine – quella terribile solitudine nella quale una coscienza tremante vede, al di là dei confini del mondo, il freddo e tenebroso abisso senza vita. E infine l’ho cercato perché nel congiungimento d’amore ho visto, come una mistica miniatura, la visione che prefigura quello stesso paradiso che hanno immaginato di vedere i santi e i poeti. Questo è quello che ho cercato e, sebbene possa sembrare troppo per la vita umana, questo è cio' che – alla fine – ho trovato.
Con eguale passione ho cercato la conoscenza. Ho desiderato comprendere i sentimenti degli uomini. Ho desiderato sapere perché le stelle brillano, e ho tentato di afferrare la regola pitagorica che esprime unmericamente ogni cambiamento nell’eterno fluire delle cose. I miei desideri in questo senso sono stati esauditi, ma solo per una piccola parte.
L’amore e la conoscenza, per quanto mi è stato dato di goderne, mi hanno sollevato fino a toccare il paradiso. Ma, ogni volta, la pietà mi ha ricondotto sulla terra. L’eco delle grida di dolore risuonavano nel mio cuore. Bambini affamati, vittime torturate dai loro oppressori, anziani indifesi considerati un odioso fardello dai loro figli; e tutta la solitudine, la povertà, e il dolore, si facevano beffa di cio' che la vita umana avrebbe dovuto essere. Desidero fortemente alleviare i mali del mondo, ma non posso farlo, e ne soffro.
Questa è stata la mia vita. L’ho trovata degna di essere vissuta, e, se ne avessi la possibilità, sarei felice di viverla di nuovo.

(The Autobiography of Bertrand Russel, 1967-68)."

http://it.wikipedia.org/wiki/Bertrand_Russell

Nelle mie continue ricerche personali (e proprio a causa della discussione fede ed ateismo) mi capita di incappare in scoperte bellissime e preziose come questo passaggio di B. Russell.

Io non credo che esiste un unico modello... ma tante esperienze dalla quale attingere.

Dottor Divago, come te, anch'io so cosa voglio, e sono doppiamente fortunata perchè ho un modello, ma pur conoscendolo - e sembra un paradosso - voglio staccarmene per cercare la mia individualità. E' per questo che nella vita di una persona io credo (co)esistano più modelli che corrispondono a varie fasi della vita. Certo la base, lo slancio iniziale, il modello di origine su cui tutto inizia rimane la stessa ma non è semplice e poi come dici tu a certe domande non si deve guardare fuori per trovare la risposta, ma dentro! ;-)

Dottor Divago ha detto...

Questo pezzo è magistrale, riesce a rispecchiare i mie sentimenti. Non lo avevo mai letto prima ma quando ho letto

Tre passioni, semplici ma straordinariamente forti, hanno governato la mia vita; il desiderio di amore, la sete di sapere, e un’immensa pietà per le sofferenze umane

sono rimasto pietrificato. E' proprio quello che avrei sempre voluto dire io e balbettavo faticavo ad esprimerlo, come si permette Russell di spiattellarlo così in poche semplici parole quando io misero sono anni che fatico nel cercare di esprimerlo? Da un lato mi consola che egli fu in grado di scriverlo in tarda età, dall'altro mi ricorda la mia piccolezza di fronte a tali giganti. Questi sono i giganti, queste sono le guide, i modelli a cui ispirarsi.

Citerei le parole di Guccini, anche se l'affiancamento a Russell può sembrare irrispettoso:

Venite gente vuota, facciamola finita:
voi preti che vendete a tutti un'altra vita;
se c'è come voi dite un Dio nell'infinito
guardatevi nel cuore, l'avete già tradito
e voi materialisti, col vostro chiodo fisso
che Dio è morto e l'uomo è solo in questo abisso,
le verità cercate per terra, da maiali,
tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali;
tornate a casa nani, levatevi davanti,
per la mia rabbia enorme mi servono giganti.
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
e al fin della licenza io non perdono e tocco.


Sono assolutamente d'accordo che
non "esiste un unico modello... ma tante esperienze dalla quale attingere". Mi riferivo soprattuto ad un modello dal punto di vista professionale. Ci dovrà pur essere? Il mio tutor del dottorato (per tutta una serie di comportamenti etici, leali e per lo spirito scentifico con cui affronta le cose) può essere questo modello ma vorrei spingermi oltre, affrontare nuovi giganti.