martedì, dicembre 30, 2008

The millionaire

Ho visto "the millionaire" di Danny Boyle, il regista di Trainspotting, e l'ho trovato veramente bello. Devo dire che mi è piaciuto tutto a partire dall'intreccio delle vicende drammatiche e crude nelle baraccopoli di Bombay con la leggerezza e la superficialità della finzione televisiva. La spina dorsale di questa altalena tra tragici eventi e finzione è una storia d'amore disarmante per la sua dolcezza. Bello, se non lo avete ancora visto ve lo consiglio.

Trailer

sabato, dicembre 27, 2008

Chiedimi chi sono io



Dall'alto del palazzo
vedo il vivere
vedo muovere punti neri

Tutti alla ricerca del desiderio
tutti con il sorriso

Ora io abbandonato
cerco la mia via
la vedo davanti a me
Chiedimi chi sono io....
Ti dirò che porterò
fatica, sorriso, pianto, gioia

Mano nella mano, vivo a fianco a te
il letto disfatto è storia

Chiedimi chi sono io
cercherò di dirtelo, vivendo

venerdì, dicembre 26, 2008

I Sette Peccati Capitali: la Lussuria

Intesi ch'a così fatto tormento
enno dannati i peccator carnali,
che la ragion sommettono al talento.
INFERNO - Canto V

Natale, la festa della presunta natività di Cristo, figlio di Dio sceso in terra e nato da Vergine per sacrificarsi salvando il genere umano è oggi puramente una festa commerciale intrisa di riti e simboli cosiddetti pagani. Questa è una ovvietà che nessuno oserebbe negare. Fra l'altro cade il giorno stesso della festa del Sole invitto, ovvero della celebrazione del sole nascente. In questo momento dell'anno la durata del giorno inizia ad allungarsi , dopo il solstizio d'inverno. Tale data era, in tempi Egizi e poi Romani, letteralmente considerata la nascita del sole, il Natale solare. Infatti, Solstizio deriva dal latino solstitium ("sole fermo"), dal momento che nell'emisfero nord della Terra tra il 22 e il 24 dicembre il sole sembra effettivamente fermarsi nel cielo, ed è proprio durante questa fase che esso appare più debole relativamente alla luce e al calore con cui irradia la terra. Nel periodo successivo sconfigge invece le tenebre e, letteralmente, rinasce.

Queste sono considerazioni ovvie, penso (spero) che siano veramente pochi quelli che davvero pensino che Gesù Cristo sia nato in Inverno quando i vangeli stessi (per quanto siano essi inattendibili e scelti arbitrariamente in un insieme molto più ampio di documenti, si costruisce la verità del Cristo sulla base di queste carte) documentano chiaramente come ciò non sia possibile. Questo fatto si evince da vari elementi di semplice natura, ad esempio la presenza di pastori in attività nella zona che fa pensare all'impossibilità che l’evento sia avvenuto in inverno, anche a quelle latitudini.

Ma questo non è il punto che voglio discutere oggi. Accettiamo tranquillamente il Natale come una festa di derivazione non Cristiana adattata al Cristianesimo e celebriamone la Sacralità. In tutto il mondo Cristiano tale sacralità si celebra nel Consumismo di ogni tipo, principalmente alimentare. Ciò in realtà avveniva, in modo molto più frugale, anche prima dell'avvento dei tempi moderni. I nostri stessi nonni e bisnonni ci ricordano che il Natale era vissuto all'insegna dell'intimità e del cibo, relativamente alle possibilità di ognuno. Il punto che voglio discutere è come sia considerato ammissibile, in occasione di una ricorrenza Cristiana, abbondare nel cibo con conseguenze evidentemente negative sulla salute. Non solo è tale usanza è accettabile, ma è normale ed incoraggiata: mangiare oltre misura, scialacquare denaro in cibo e stupidaggini, commettendo peraltro numerosi dei sette peccati capitali. Ci si può pertanto sollazzare ed esagerare, dilapidare denaro soddisfacendo - almeno una volta l'anno – i propri sensi, annegando nei piaceri.

Attenzione però: si possono soddisfare quasi tutti i sensi. Ovviamente, quando si accenna alla sfera sessuale e alla lussuria - oggi il più peccaminoso dei peccati – è totalmente oltraggioso, immorale, nonché pericoloso per la salute propria e degli altri ipotizzare una estensione di tale deroga natalizia. Questo la dice lunga sulla sessuofobia della nostra società e su come, all'analisi razionale, certi eccessi vengono considerati in modo più indulgente di altri quando, dal punto di vista medico, non sono affatto più pericolosi. Cosa ne penserebbe l'opinione pubblica se il venticinque dicembre si passasse a fare orge di natura sessuale anziché culinaria? Sono sicuro che la salute ne risentirebbe molto meno e ne gioverebbe molto di più, ma il solo pensiero ci echeggia nelle menti come pura indecenza e totale assurdità. Il solo fatto che io scriva queste righe, anzi il solo fatto che io le abbia potute concepire nel mio malato cervello, mi fa etichettare immediatamente come pervertito, deviatore della comunità, personaggio squallido e deplorevole. O, nella migliore delle ipotesi, come un gratuito provocatore (che non percepisce come davvero ammissibile quanto scrive ma vuole saggiare le reazioni altrui).

Non voglio entrare nei dettagli ed analizzare le cause di questa occidentale sessuofobia, solo fare notare come la principale festa Cristiana sia di fatto una festa di lussuria vera e propria - e pure sfrontata - purché resti epurata della lussuria di natura sessuale. Gli eccessi palesi, visibili e pacchiani sono ammessi nella nostra società, purché non siano di carattere sessuale.

L'aspetto spirituale del Natale è stato banalizzato, emarginato e ridotto ad una inutile ritualità. Il nostro spirito ne uscirebbe molto più risollevato se in questi giorni ci dedicassimo ad una fervente attività sessuale, piuttosto che a decadenti e pietose cene ultracaloriche. Interrogatevi sulla sessuofobia presente nella nostra società e sulla dura repressione tuttora in atto. Essa è anzi più attiva oggi che in tempi passati.

Nella foto la maglietta ideata da Oliviero Toscani per una iniziativa di beneficenza.

domenica, dicembre 21, 2008

L'opera d'arte e l'artista

La vera opera d'arte nasce dall'artista in modo misterioso, enigmatico, mistico. Staccandosi da lui assume una sua personalità, e diviene un soggetto indipendente con un suo respiro spirituale e una sua vita concreta. Diventa un aspetto dell'essere. Non è dunque un fenomeno casuale, una presenza anche spiritualmente indifferente, ma ha come ogni essere energie creative, attive. Vive, agisce e collabora alla vita spirituale. Solo da questo punto di vista interiore si può rispondere alla domanda se l'opera d'arte sia buona o cattiva. Se è "brutta" o troppo debole significa che ha una forma brutta o troppo debole per fare vibrare l'animo di un suono puro. Allo stesso modo un quadro ben dipinto non è quello che ha dei valori esatti (gli immancabili valeurs dei francesi), o una distinzione quasi scientifica tra toni caldi e freddi, ma quello che ha una vera vita interiore. E un buon disegno è quello in cui non si può cambiare nulla senza distruggere questa vita interiore, indipendentemente dal fatto che contraddica le regole dell'anatomia, della botanica o di un'altra scienza. Il problema non è sapere se la forma esteriore (che è sempre casuale) è rispettata, ma se l'artista ha bisogno di questa forma nella sua apparenza esteriore. Allo stesso modo non bisogna usare un colore perchè esiste in natura, ma perchè è necessario nel quadro. Insomma, l'artista non solo è autorizzato ma è obbligato a usare le forme che gli servono. Non sono necessarie l'autonomia e affini, nè il rifuto a priori di queste scienze, ma la totale, incondizionata libertà dell'artista nella scelta dei suoi mezzi. E' il diritto ad una libertà incondizionata: una libertà che diventa subito un crimine se non nasce dalla necessità. Da un punto di vista artistico questo diritto coincide, come abbiamo detto, con il piano morale interiore. Il puro scopo della vita, e dunque dell'arte. In particolare: rispettare inutilmente i dati di fatto scientifici è meno dannoso che capovolgerli inutilmente. Nel primo caso si ha un'imitazione (materiale) della natura, talvolta utile; nel secondo un inganno, cioè un peccato, che dà avvio a una lunga catena di conseguenze negative. Il primo caso svuota l'atomsfera morale. La irrigidisce. Il secondo la avvelena e la infetta. La pittura è un'arte, e l'arte non è l'inutile creazione di cose che svaniscono nel vuoto, ma è una una forza che ha un fine, e deve servire allo sviluppo e all'affinamento dell'anima, al movimento del triangolo. E' un linguaggio che parla dell'anima con parole proprie, di cose che per l'anima sono il pane quotidiano, e che solo così può ricevere. Se l'arte si sottrae a questo compito rimane un vuoto, perchè nessun'altra forza può sostituirla. In tutte le epoche, quando l'anima ha più vita, l'arte è più viva, perchè l'anima e l'arte si influenzano e si arricchiscono a vicenda. Se invece l'anima è ottenebrata e sviata da concezioni materialistiche e atee o dalle aspirazioni puramente pratiche che ne sono la conseguenza, si diffonde l'idea che l'arte "pura" non sia data all'uomo per uno scopo, ma senza scopo, ed esista solo per l'arte (l'art pour l'art). Il rapporto fra arte e anima è quasi soffocato. Ma la vendetta verrà presto, perchè l'artista e lo spettatore (che si parlano col linguaggio dello spirito), non si comprenderanno più, e il secondo volgerà le spalle al primo, considerandolo un giocoliere di cui c'è da ammirare solo l'abilità e l'estro. L'artista deve cercare di modificare la situazione riconoscendo i doveri che ha verso l'arte e verso se stesso, considerandosi non il padrone, ma il servitore di ideali precisi, grandi e sacri. Deve educarsi a raccogliersi nella sua anima, curandola e arricchendola in modo che essa diventi il manto del suo talento esteriore, e non sia come il guanto perduto di una mano sconosciuta, una vuota e inutile apparenza. L'artista deve avere qualcosa da dire, perchè il suo compito non è quello di dominare la forma, ma di adattare la forma al contenuto. L'artista non è un beniamino della vita; non ha il diritto di vivere senza un compito, deve svolgere un lavoro duro, che spesso è una croce. Deve sapere che le sue azioni, i suoi sentimenti, i suoi pensieri sono il materiale sottile, impalpabile ma concreto che forma le sue opere. L'artista non è libero nella vita ma soltanto nell'arte. Di conseguenza ha una tripla responsabilità nei confronti del non-artista: i. deve rendere i talenti che gli sono stati affidati; ii. le sue azioni, i suoi pensieri, i suoi sentimenti, come quelli di ogni uomo, formano l'atmosfera spirituale e dunque la illuminano o la intorbidano; iii. queste azioni, questi pensieri, questi sentimenti, formano la materia delle sue opere, che influenzano anch'esse l'atmosfera spirituale. L'artista è un "re" come ha detto Sar Péladan, non solo perchè ha un grande potere, ma anche perchè ha un grande dovere. Se l'artista è il sacerdote della bellezza, la bellezza deve ispirarsi al principio del valore interiore, come abbiamo visto. L'unica misura della bellezza è la grandezza e la necessità interiore, che ci è sempre stata utilissima. E' bello ciò che nasce dalla necessità interiore. E' bello ciò che è interiormente bello. Uno dei pionieri, uno dei primi compositori spirituali di quell'arte di oggi da cui deriverà l'arte di domani, Maeterlinck, dice: "Non c'è niente al mondo che desideri la bellezza e sappia diventare bello più dell'anima... Perciò pochissimi resistono al fascino di un'anima che si dedica alla bellezza". Questa proprietà dell'anima è l'olio che rende possibile la lenta, impercettibile ascesa (a volte esteriormente bloccata, ma interiormente sempre viva) del triangolo spirituale.

tratto da: "Lo spirituale nell'arte" (Wassily Kandinsky)

venerdì, dicembre 19, 2008

Non ho ancora trovato quello che sto cercando...



Si avvicinano le feste natalizie ed è tempo di auguri e felicitazioni. L'unico augurio che mi sento di fare a tutti in questo momento e sempre, è quello di avere qualcosa davanti a voi che state cercando e che non avete ancora trovato. Vi auguro di non essere mai soddisfatti e realizzati, spero tanto che nella vostra vita ci sia sempre una meta nuova ad indicarvi il cammino e mi auguro che non perdiate mai il coraggio di inseguirla. Lo auguro a voi così come lo auguro a me.

Buone Feste.

giovedì, dicembre 18, 2008

Passepartout


Trovi letti disfatti
di amori nel breve consumati
mentre scivoli piano
tra un sapone e la doccia
che il torpore del sonno
lenta porta già via
mentre lava gli inganni
che anche tu vuoi sentire
mentre scivoli, scivoli
Credimi
e resta tra queste lenzuola
che di solito cambi
Passeranno questi anni
ma adesso rimani
che domani mi porterà via

Resta un attimo mia.

venerdì, dicembre 12, 2008

Southern Comfort

Passeranno le nebbie,
le ossa bagnate si scalderanno al primo sole.
Stendi la mappa sul tavolo di ciliegio
e prendi qualche sorso di tè.

Stasera prepara quella bottiglia
di Southern Comfort.
Sulle mie labbra si comporrà una parola,
una destinazione.

La cercherai sulla mappa
e da quel momento essa troverà noi.
Non potrai più sfuggirle.

mercoledì, dicembre 10, 2008

Sulla felicità



Mi son chiesto spesso cosa sia la felicità ed ho sempre cercato una definizione che potesse intrappolarla in un'affermazione certa che mi desse una sicurezza sui cui contare. Provo a dire ciò che mi passa per la testa adesso, sicuro che presto me ne dimenticherò e così, come memo, lo scrivo su questo blog affinchè io ne abbia futura memoria.

La felicità è la non ricerca di una definzione per essa ma è essenzialmente fiducia intima nella propria anima. Il pensiero è servitore della felicità e non andrebbe usato per cercarla poichè nel momento stesso in cui si realizza un calcolo od un progetto per ottenere felicità essa si mimetizza sotto il nostro naso e ci diventa irragiungibile. Attenzione ciò non rende superfluo ed inutile il pensiero che non è affatto una funzione secondaria dell'essere umano bensì primaria ed assolutamente necessaria alla felicità. Il pensiero è infatti la mano che permette di rendere concreta e reale la felicità, ma esso interviene subito dopo la spinta nostra primordiale che tutti sentiamo e che possiamo solo negare. Dove questa spinta ci porti non ci deve assolutamente preoccupare, non ci porterà in nessun posto che sia per noi fonte di male. Il pensiero deve solamente, come un radar, riconoscere l'origine di questa spinta e, come l'ago di una bussola, allinearci ad essa affinchè i nostri occhi puntino sempre verso il nostro nord. Tutto il resto è solo circostanza che passa, esattamente come passiamo anche noi, e questo è fondamentale perchè se la nostra vita fosse infinita la nostra felicità cesserebbe immediatamente di esistere.

Listening: Reign of love

martedì, dicembre 09, 2008

Abiura di me


Se pensi che possa cambiare il mondo ti sbagli alla grande, è già tanto se mi cambio le mutande. voglio solo darti un'emicrania lancinante fino a che non salti nel vuoto come uno stuntman. Pensavi che sparassi palle? Bravo! io sono il drago di Puzzle Bubble. Come Crash mi piace rompere le scatole, ma rischio le mazzate che nemmeno Double Dragon.
Sarà per questo che c'è sempre qualche blogger che mi investirebbe come a Frogger; gli bucherò le gomme e bye-bye, al limite può farmi una Sega Megadrive. Non mi vedrai salvare un solo lemming, né stare qui a fare la muffa come Fleming.
Non darmi Grammy né premi da star ma giocati il tuo penny e premi 'start'.

Io voglio passare ad un livello successivo, voglio dare vita a ciò che scrivo. Sono paranoico ed ossessivo fino all'abiura di me. Vado ad un livello successivo dove dare vita a ciò che scrivo. Sono paranoico ed ossessivo fino all'abiura di me.

Io faccio politica pure quando respiro, mica scrivo musica giocando a Guitar Hero: questi argomenti mi fanno sentire vivo in mezzo a troppi zombi da Resident Evil. Macché divo, mi chiudo a riccio più di Sonic, fino a che non perdo l'armatura come a Ghost'n'Goblins. Mi metto a nudo io, non mi nascondo come Snake in Metal Gear Solid. Ho 500 Amighe, intesi? Faccio canzoni, mica catechesi! Prendo soldi con il pugno alzato come Super Mario, ma non li ho mai spesi per farmi le righe come a Tetris. La scena rap è controversa, sfuggo con un salto da Prince of Persia.
Io non gioco le Olimpiadi Konami, se stacco le mani l'agitazione mi resta.

Io voglio passare ad un livello successivo, voglio dare vita a ciò che scrivo. Sono paranoico ed ossessivo fino all'abiura di me. Vado ad un livello successivo dove dare vita a ciò che scrivo. Sono paranoico ed ossessivo fino all'abiura di me.

Io non vengo dalla strada sono troppo nerd, non sposo quella causa, ho troppi flirt. Vivo tra gente che col Red Alert passa la vita sui cubi come Q Bert. Ho visto pazzi, e rievocare vecchi fantasmi come Pac Man e Dan Aykroyd; ho visto duri che risolvono problemi alzando muri che abbattono, come ho fatto in Arkanoid. Nemmeno Freud saprebbe spiegarmi perchè la notte sogno di aumentare le armi, perché la terra mi pare talmente maligna che in confronto Silent Hill assomiglia a Topolinia. Io devo scrivere perché sennò sclero, non mi interessa che tu condivida il mio pensiero. Non cammino sulle nubi come Wonder Boy. Mi credi il messia? Sono problemi tuoi!

Io voglio passare ad un livello successivo, voglio dare vita a ciò che scrivo. Sono paranoico ed ossessivo fino all'abiura di me. Vado ad un livello successivo dove dare vita a ciò che scrivo. Sono paranoico ed ossessivo fino all'abiura di me.

(Caparezza)

lunedì, dicembre 08, 2008

Questo sono io!

Mi piace capire cosa c'è dietro le cose, cerco di non farmi abbagliare dai pregiudizi. E' difficile, siamo esseri umani e ci costruiamo delle realtà di comodo per vivere più semplicemente. Spesso la realtà delle cose non è come la vorremmo, allora facciamo come gli struzzi e ci costruiamo storie che ci fanno vivere meglio, alcune di queste storie sono i pregiudizi con cui allontaniamo gli altri.

Cerco di condurre la mia vita in modo Epicureo, e a questo proposito voglio citare un brano dalla "Lettera sulla felicità", di Epicuro appunto:

«Il male, dunque, che più ci spaventa, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c'è lei, e quando c'è lei non ci siamo più noi.»

Vorrei la gente si buttasse di più nella vita, mi sento soffocato da ambizioni di altri che per me non significano nulla. Mi piace il blu del cielo (non il cielo inglese). Il mio posto preferito al mondo (di quelli visti finora)?

Il ponte Vasco de Gama, a Lisbona.

Guidavo tra Lisbona e Badajoz, subito al di là dal confine portoghese, nella Spagna dei mori, e mi sono trovato letteralmente soffocato da una tempesta di colori. Quella è la luce che mi permette di sopravviere al lungo inverno nordico, tutt'oggi.

venerdì, dicembre 05, 2008

Seguimi

Mi dice la mia casa:
«Non abbandonarmi, il tuo passato è qui».

Mi dice la mia strada:
«Vieni, seguimi, sono il tuo futuro».

E io dico alla mia casa e alla mia strada:
«Non ho passato, non ho futuro.
Se resto qui, c'è un andare nel mio restare;
se vado là c'è un restare nel mio andare.
Solo l'amore e la morte cambiano ogni cosa».

Kahlil Gibran