venerdì, aprile 09, 2010

Fuga dal mondo















Una volta stavo per naufragare in un fiume che era tracimato e la mia barca, in balia di se stessa, girava in mezzo ai grattacieli che a poco a poco si inabissavano e le persone si trasformavano in balene. Balene vere, identiche a quelle che ho viste nella baia di Hudson. Una mi ha mostrato le fauci,mi stava per inghiottire assieme alla barca e sarei finito dentro quel ventre se non mi fossi buttato in acqua e non fossi riuscito a nascondermi nella cavità di una conchiglia enorme, identica a quella di Venere.La balena si è scordata di me e non appena se n'è andata, ho schiacciato il bottone "hall" e sono giunto in uno spazio enorme con grandi lampadari, una reception e me ne sono andato. Ricordo perfettamente questo evento poichè, finalmente, in quell'occasione ho imparato a nuotare. Ho capito che nel caso del bisogno si mettono in atto abilità prima mai sfruttate. Di fronte alla morte possibile, i piedi diventano pine e il torace apre lamelle. Abitavo in via Santa Maria al numero 2, ed era il 12 agosto 1943 Ho chiuso che quel mondo. Ho chiuso anche gli occhi e adesso vedo solo dentro di me. Sono nel mio mondo, e ci campo bene. Un mondo dentro la testa. Sono il dio di questo mondo. Ah sarebbe un mondo inesistente, un mondo di sogni ? Almeno chi sogna ammetterà che questo è l'unico mondo vero, l'unica realtà pregnante, che lascia un segno, che genera angoscia e il cuore batte all'impazzata e si può giungere a un tale gradi di fatica da morire nel sogno e di sogno. Si può spaccare il cuore per quanto accade. Nel sogno si può sudare, provare piacere con un pene eretto che eiacula come nel penetrare una donna. Non è reale ? Perchè scompare ? Anche se vai in un postribolo, completata la marchetta e pagato il conto, quel luogo non esiste più se non nella memoria, la stessa che ospita che il sogno consumato. La differenza si genera solo nel confronto, nel racconto delle due esperienze celate entro riferimenti diversi: una nel sonno, l'altra nella veglia. Ma se elimina questa dar conto, se si eliminano l'interlocutore, l'uso della parola, i riferimenti spaziali e temporali, non si percepisce più differenza alcuna. Se chiudo le finestre della mia torre e non ho un interlocutore altro e diverso da me, allora quel sogno non lo devo raccontare chiamandolo sogno. Se non devo riferirmi a una persona concreta, allora la prostituta che mi ha fatto impazzire non è in nulla diversa da quella che un giorno ho incontrato in canale Camuzzoni, luogo di ritrovo delle migliori ierodule della città.

FUGA DAL MONDO
Vittorino Andreoli

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