E' certamente lungi da me difendere qualsiasi cultura di oppressione e controllo, ad ogni modo vorrei affermare che, per quanto certe culture appaiano maggiormente barbariche della nostra, questa valutazione non è alla fine fondata su solidi fatti ma soltanto su apparenze. Il discorso è semplice: gli individui per essere accettati in una cultura devono essere conformi alla stessa, altrimenti vengono isolati, sono dissidenti, terroristi, eretici, streghe... Un antico (come il mondo) modo di mantenere il potere da parte delle elite.
Questo in qualsiasi cultura e in qualsiasi tempo. Nella nostra democratica e libera cultura occidentale, le donne non sono costrette al burqa ma sono costrette ad atteggiamenti, abiti e modi di presentarsi che costituiscono allo stesso modo una schiavitù. Il trucco, le minigonne, le protesi al silicone, la liposuzione, il botox ed il doversi atteggiare in un certo modo sono gabbie, ne' piu' e ne' meno del burqa stesso, di cui le donne occidentali si trovano prigioniere.
Ma voi direte, mica è lo stesso? Le donne occidentali sono contente di fare quelle cose, è una loro scelta. Non voglio discutere su cosa sia una scelta per una persona (che è quasi sempre una NON scelta), ma sappiate che molte donne islamiche sono davvero contente di vestire così e non cambierebbero per nulla al mondo. Se non ci credete, parlateci e ascoltate!
Ancora voi direte, si ma sono state influenzate da piccole. Invece le donne occidentali quando sono state condizionate ad avere un indice di massa corporea il 25% inferiore al normale, a non accettare la vecchiaia, ad andare in giro in modo ridicolo per essere notate e quindi accettate? Ma accettate da chi? Sempre dal solito vecchio porco padrone, l'uomo, che in Afghanistan le costringe(va?) al burqa mentre a Los Angeles alla chirurgia plastica. E altrove ad altro (tipo a mettersi quei collari per allungare il collo).
Qualche tempo fa parlavo con una ragazza saudita e lei mi diceva che non gliene frega proprio nulla di non poter guidare l'automobile perché lei sta cercando un marito (saudita/europeo/americano non importa) molto ricco che le comprerà una mega auto e le fornirà anche un autista. Le donne occidentali forse preferirebbero la patente all'autista ed il Maserati (ma davvero poi?) ma dove sta scritto qual'è il punto di vista migliore? Io un centro di gravità permanente (alla Battiato) da dove osservare le cose "dal di fuori" non l'ho ancora trovato. Quindi altro non posso fare che osservare da dentro il mio corpo, la mia cultura, la mia esperienza e praticare l'epoché.
Ad maiora,
Divago

8 commenti:
"Nella nostra democratica e libera cultura occidentale, le donne non sono costrette al burqa ma sono costrette ad atteggiamenti, abiti e modi di presentarsi che costituiscono allo stesso modo una schiavitù." Se fosse davvero così vivremmo in un regime non democratico. La realtà dimostra che le cose non stanno in questo modo: da noi vivono persone di tutte le religioni e vestono come più piace loro, solo coprirsi il video è proibito per motivi di sicurezza. Inoltre è falso che tutte le donne italiane vestono uguali: esistono molti modi di essere, c'è chi si veste come un'educanda e non è isolata, dissidente, terrorista, eretica, strega, né una combinazione di queste cose."molte donne islamiche sono davvero contente di vestire così e non cambierebbero per nulla al mondo. Se non ci credete, parlateci e ascoltate" ALCUNE sono contente di vestire così; altre lo dicono per paura dei propri parenti, ma farebbero diversamente; altre ancora dicono esplicitamente di preferire i costumi occidentali. C'è una differenza abissale: non sento di fatti di cronaca per cui un genitore uccide la propria figlia perché non si veste come Britney Spears o Belen, ma si sentono molti fatti di cronaca su donne mussulmane uccise dai genitori perché frequentavano ragazzi italiani o perché andavano vestite all'occidentale. Come al solito Dottor Divago le tue sono divagazioni da uomo Qualunque, nichilismo del più becero, leggendoti si ha sempre un'impressione di sbandamento, di confusione intellettuale... non posso che disapprovare questo non pensiero a cui da anni ti condanni e in cui ti cadi e ti rifugi. Fabrizio Bisi
Fabrizio, mi sembra che tu esageri. In fondo il Dottor Divago sostiene semplicemente che non esiste una regola superiore ed assoluta per poter sostenere con certezza matematica che il nostro sistema culturale sia meglio di quello di altri. Quello che si può dire è che i sistemi culturali in questione (quello occidentale e quello islamico) sono diversi e per molte cose incompatibili. Nel nostro sistema (teoricamente) stato e religione sono concetti ben separati, nel loro no. E' meglio? E' peggio? Personalmente ritengo che sia meglio il primo tuttavia non posso far altro che osservare come esso sia pieno di contraddizioni.
la nostra cultura è fortemente focalizzata sulla ragione e sulla sua capacità di separare e distinguere. Da una parte questa cosa ha dei vantaggi mentre dall'altra ha degli svantaggi. Il vantaggio è che razionalizzando e burocratizzando le azioni (imprese, lavoro, ecc.) dei cittadini ti spingi verso un sistema più controllabile e più prevedibile in cui la pratica di governo si trasforma più in una pratica di amministrazione. Dall'altra però ti chiude a rientrare sempre e solo nello stesso schema. La crisi economica mondiale alla quale stiamo assistendo è simbolicamente la rappresentazione del ristagno del sistema in cui siamo inseriti: un sistema razionale impostato su postulati che ormai non sono più applicabili (il nostro sistema è incentrato sul postulato che la crescita economica deve essere infinita e che essa non ha effetti collaterali sul sistema Terra in cui siamo inseriti). In matematica quando imposti assiomi e postulati inizi a costruire il tuo sistema formale che su di essi si basa fino ad un certo punto dove incontri contraddizioni così forti che, non solo sei costretto a riveder qualche passaggio, ma sei addirittura costretto a cambiare il punto di partenza: la rivoluzione dei postulati iniziali.
Ecco, io credo che i postulati sui quali abbiamo impostato il sistema occidentale stiano andando in crisi e necessitino di essere rivisti. La terra, secondo la teoria di Gaia, è un sistema completo e VIVO. Negli anni a venire saremo costretti, per sopravvivere sia chiaro e non per sentimento altruistico o per mera speculazione filosofica, a cambiare il nostro modo di vivere riconsiderando l'insieme ed il contesto in cui viviamo.
Ma questo passaggio verso una consapevolezza più universale dell'esistenza umana non può che passare anche per una rivoluzione "religiosa". Forse dobbiamo abbandonare il concetto di Dio unico? Quest'ultima osservazione ci riporta all'islam, ad una società in cui gli aspetti religiosi permeano il vivere sociale. Da essa forse dobbiamo cogliere l'intuizione che ci può portare oltre ciò che siamo. Non intendo certo andare verso una cultura repressiva (perché a mio avviso il burqa è simbolo di repressione) però il prossimo passaggio potrebbe veramente essere quello di reintegrare lo spirito con la ragione, andare a fondo sul significato di Dio e di esistenza abbandonando e rivedendo vecchie idee.
Amici, dobbiamo stare attenti e restare uniti. Ieri passeggiavo in città e le vie del centro erano blindate con polizia ovunque. C'era una manifestazione dell' EDL, English Defense League (cercate sulweb per scoprire cos'è) che di fatto protesta contro i costumi islamici (o parte di essi). A quanto pare sono anche infastiditi dalla solita storia che gli stranieri rubano il lavoro, lavorano molto per pochi soldi ecc... Siamo al solito divide et impera della guerra tra poveri. I disoccupati inglesi che combattono contro i poveracci pakistani sfruttati. Mentre il vero nemico accumula i frutti della nostra divisione. Siamo troppo divisi, io cerco di scrivere un messaggio di unione e ne vengono ancora fuori critiche di divisione con toni rancorosi quando invece siamo tutti sulla stessa barca e dalla stessa parte della barricata.
In Italia più del 20% delle tasse serve per pagare interessi sul debito, interessi che esistono solo nei dogmi dell'economia occidentale ed ebraica, insegnati a gran voce nelle business school (si veda la finanza islamica per un'alternativa). Gli stati (noi) sono strozzati dal nemico comune di un illegittimo e truffaldino debito pubblio mentre ci facciamo guerra l'un l'altro. Dovremmo direzionare meglio le nostre energie.
Il problema delle persone è infatti la mancanza di coordinazione e di unità. Tutti divisi per cazzate: destra/sinistra, milan/inter, liberisti/comunisti, cristiani/islamici, burocrati/produttori ma alla fine tutti ci pieghiamo alla grande ed organizzata macchina del potere perché non v'è massa critica per opporsi. Questo si vede frattalmente dal più misero ufficio di periferia fino al vaticano. Un'altrro problema serio é l'inseguimento della specializzazione. Lo specialista è quello che sa molto di poco, finché non si arriverà al punto in cui sa tutto di niente. Con queste premesse abbiamo poche speranze, come si può creare un movimento? Tanto più che, citando Orwell, il vero rivoluzionario inizia un percorso con la certezza che non vedrà i frutti della rivoluzione durante il corso della sua vita. E questa cosa mi angoscia da anni.
Stiamo uniti, siamo tutti uomini Qualunque e non solo di Dottor Divago. Va bene la disapprovazione ed è benvenuta (non avrei invitato Fabrizio fra gli avventori di questo blog se avessi voluto evitare critiche o semplicemente potrei cancellare i suoi interventi in quanto admin) ma deve servire per creare un fronte compatto. Chiamare la mia espressione "NON pensiero a cui da anni ti condanni e in cui ti cadi e ti rifugi" mi sembra un po' eccessivo, sembra più uno sfogo personale che un'analisi effettiva. Ma adesso serve unità non questioni personali. Altrimeni siamo proprio fottuti.
premessa: GRAZIE, FABRIZIO BISI.
Riguardo al post e al successivo commento dell'autore.. dici bene, dr. Divago: "Stiamo uniti, siamo tutti Uomini Qualunque e non solo di Dottor Divago".
Ma noi Donne Qualunque la pensiamo diversamente.
La povera Kollontaj nel 1926 scriveva che il privato è poilitico e che le donne, con la rivoluzione del 1917, erano "entrate nell'epoca della loro definitiva liberazione, sia dallo sfruttamento capitalistico che dalla condizione di struttamento e inferiorità in quanto donne".
hahaha!! risate amare; Lenin, zelante, si affrettò a spiegarle che l'autonomia sessuale delle donne era una fisima piccolo borghese, con tutto quel che segue. D'altronde è ben evro che se l'umanità maschia, a casa, ha una umanità femmina da pestare, la stabilità sociale è garantita a destra e a sinistra, per i tiranni corrotti: e questa è la vera ragion d'essere del maschilismo, Engels aveva provato a spiegarlo ma l'argomento lascia tiepidi gli uomini. Salvo poi quando rinascono donne: quando poi rinascete donne pure voi (tu e Lenin), mi saprai dire.
Comunque oggi è il giorno giusto per commentare questo post, che trovo molto triste per le conclusioni cui giungi, con un altro non più allegro, ma comunque ein tema, che trovi qui:
http://ilpartitodellamore.blogspot.com/2010/08/ti-portassero-in-piazza-con-chiodi-e.html#comments
PS- agli uomini qualunque noi donne preferiremmo un milione di volte i Maschi Infrarossi
http://www.facebook.com/pages/Maschi-infrarossi/140776222607587?ref=ts
e.. ehm, prima che magari mi dai della nazi-femminista bla bla o altre amenità del genere, ti giro la mia posizione generale in materia:
http://www.youtube.com/watch?v=uJrPBatDViM
premessa: GRAZIE, FABRIZIO BISI.
Riguardo al post e al successivo commento dell'autore.. dici bene, dr. Divago: "Stiamo uniti, siamo tutti Uomini Qualunque e non solo di Dottor Divago".
Ma noi Donne Qualunque la pensiamo diversamente.
La povera Kollontaj nel 1926 scriveva che il privato è poilitico e che le donne, con la rivoluzione del 1917, erano "entrate nell'epoca della loro definitiva liberazione, sia dallo sfruttamento capitalistico che dalla condizione di struttamento e inferiorità in quanto donne".
hahaha!! risate amare; Lenin, zelante, si affrettò a spiegarle che l'autonomia sessuale delle donne era una fisima piccolo borghese, con tutto quel che segue. D'altronde è ben evro che se l'umanità maschia, a casa, ha una umanità femmina da pestare, la stabilità sociale è garantita a destra e a sinistra, per i tiranni corrotti: e questa è la vera ragion d'essere del maschilismo, Engels aveva provato a spiegarlo ma l'argomento lascia tiepidi gli uomini. Salvo poi quando rinascono donne: quando poi rinascete donne pure voi (tu e Lenin), mi saprai dire.
Comunque oggi è il giorno giusto per commentare questo post, che trovo molto triste per le conclusioni cui giungi, con un altro non più allegro, ma comunque ein tema, che trovi qui:
http://ilpartitodellamore.blogspot.com/2010/08/ti-portassero-in-piazza-con-chiodi-e.html#comments
PS- agli uomini qualunque noi donne preferiremmo un milione di volte i Maschi Infrarossi
http://www.facebook.com/pages/Maschi-infrarossi/140776222607587?ref=ts
e prima di darmi della nazi-femminista bla bla o altre amenità del genere, ti giro la mia posizione generale in materia:
http://www.youtube.com/watch?v=uJrPBatDViM
Purtroppo questi commenti erano rimasti nella lista di quelli da moderare, li ho aggiunti solo ora.
Non sono sicuro che il significato del mio post sia stato davvero capito ma almeno è stato discusso e questo è già qualcosa.
Non capisco dove sia la tristezza delle mie conclusioni visto che dico:
"Io un centro di gravità permanente (alla Battiato) da dove osservare le cose "dal di fuori" non l'ho ancora trovato. Quindi altro non posso fare che osservare da dentro il mio corpo, la mia cultura, la mia esperienza e praticare l'epoché."
Che mi sembra una posizione piuttosto ragionevole...
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