Il seguente testo è tratto dall'elaborazione di un carteggio avuto con un caro amico.
Al di là di migliorare, migliorarsi ed essere migliorati (il perfezionamento dell'individuo in stile massonico) talvolta si fa strada la pulsione a comunicare e condividere pensieri. Qui è dove ci si scontra contro l'incredibile inerzia del genere umano, qui è dove si stenta a capire come diavolo sia possibile che i pochi controllino i tanti. Anzi, forse a tratti lo si capisce anche, constatando la generale inerzia della popolazione. Di fronte a questa constatazione, lo scoramento è totale. Pare che ciascuno sia interessato solo al minuscolo quadratino della sua esistenza e della sua piccola mansione lavorativa, della sua famiglia, del suo villaggio o quartiere. Detto questo, come si può sperare in una presa di coscienza, in una visione più ampia delle cose da parte dell'essere umano? Come si può davvero sperare in una emancipazione dei bassi (per dirla alla Orwell)? Si può solo sperare nell'evoluzione di singoli individui.
Ho conosciuto persone in giro per il mondo che, dopo anni vissuti in un posto, conoscevano solo la strada da casa all'ufficio ed al supermercato. E che non avevano mai alzato la testa per notare i tetti ed i terrazzi, le decorazioni in città bellissime come Vienna, ma anche Bologna; i giochi delle ombre, le increspature del fiume la sera, il colore del cielo, la forma delle nuvole, le dimensione delle pietre nei marciapiedi, le insegne antiche, quelle nuove, il modo di camminare delle persone. Per non parlare di quello che non si vede, gli odori, i sapori, il calore del sole sulla pelle e la brezza del tramonto. Insomma, la vita. Che per quanto posso fare schifo in certi casi, per quanto si sia schiavi e relegati in un metro quadro di mondo (o due metri quadri chi ha la catena più lunga), anche quel metro quadro spesso nasconde meraviglie incredibili.
Ed anche fosse un centimetro quadro, in quel centimetro quadro ci sarebbero quanto meno i miei occhi e se non ci fosse nulla da vedere o non avessi occhi, ci sarebbe il mio pensiero. Ed un mondo potrei anche crearmelo, fossi pure nella piu' profonda delle segrete. Fossi pure nella cella di Cagliostro, finito a marcire dopo una vita di truffe e magie, a vedere un angolo di cielo. Ma sarebbe almeno un cielo blu e, se non lo fosse, ce lo immagineremmo.
Sono poi arrivato alla ovvia conclusione che il bene è un equilibrio instabile, non può durare a lungo. La condizione stabile del genere umano è il male. Notare però come la definzione di bene o male è arbitraria, sarebbe meglio dire ordine e disordine, o usare altri termini. Chi lo ha detto che la guerra è male e la pace è bene? Se perseguiamo come bene equilibri instabili non c'è da meravigliarsi che viviamo male. Inoltre mi sono convinto che l'uguaglianza tra le persone, oltre ad essere assurda dal punto di vista del buon senso, è anche un paradosso in senso logico matematico. Pertanto non può essere perseguita come fine.
Per essere equi dovremmo fare vivere un disabile, metti un cieco, allo stesso modo di uno che vede bene. Supponiamo che per farlo gli assegniamo tre assistenti. Bene, adesso il cieco è libero e puo' vivere (quasi) bene come un vedente, ma abbiamo reso i tre assistenti schiavi del volere del cieco. Inoltre al mondo ci sono persone con abilità diverse, ci sono maschi alfa (come in ogni specie) che sono maschi dominanti e predatori (nient'altro che questo). La frottola del gentiluomo che raggiunge il successo sociale è una baggianata, è un equilibrio instabile raggiunto in certi momenti storici tra classi sociali che beneficiavano comunque di una massa di schiavi o lavoratori a basso costo.
Certamente, una volta che io ho mille persone che lavorano per me e mi fanno il lavoro sporco, posso senz'altro ingentilirmi e farmi bello in società con gli altri signori come me, a fare a gara a chi è vestito meglio o recita le poesie più belle. Infatti, come succedeva ad Atene, credo la vera democrazia possa esistere solo tra gli uomini liberi una volta che ci sono gli schiavi che fanno il lavoro per loro. Sennò in quale cazzo di democrazia - dove tutti hanno la stessa conoscenza, consapevolezza e diritto di voto- lo trovi uno che va a spalare la merda dalle strade?
Le socialdemocrazie europee hanno funzionato finché sfruttavamo gli schiavi del terzo mondo per fare quello che non volevamo fare noi, all'occorrenza facendoli migrare in Europa. Ma l'esasperazione di questo concetto ci portera' in rovina, perchè gli schiavi devono vivere nei quartieri da schiavi o nelle nazioni da schiavi. Se fai entrare gli schiavi nella casa del signore ne devi fare entrare pochi, giusto per pulire per terra. Se tolleri un invasione, presto sei fottuto. Non a caso i sorveglianti degli harem erano eunuchi. Fare entrare i servi in zone riservate al signore è possibile solo a patto che i servi non ne possano insidiare il potere. Ma a breve i servi che si risolleveranno (dai paesi B(R)IC, ad esempio) ci piscieranno in testa e le prospettive per la vecchia Europa non sono certo entusiasmanti.

3 commenti:
Ma perché ti preoccupa così tanto questa cosa dell'equità sociale?
...per quel poco che so le spinte all'equità sociale sono sempre nate da istinti egoistici dove, finalmente, quel segmento di società sottomessa si ribella e chiede potere.
Fino ad ora non è mai stata la spinta altruistica, l'amore, a cambiare gli assetti sociali. E' stata la spinta al raggiungimento del potere. La democrazia è il risultato dell'equilibrio tra le spinte oligarche e la voglia di potere da parte del "popolo". Il socialismo non nasce da una spinta altruistica ma nasce dalla necessità di acquisire potere della classe povera a discapito della classe ricca. L'equità sociale come la chiami tu nascono da un'esigenza tecnica: siccome la classe sociale non dominante è costituita da molte persone asservite a poche persone qualora tale classe acquisisca coscienza del suo stato di inferiorità e decida di sovvertirlo ha solo una possibilità: unire le forze cosicché la forza di tanti possa ribaltare il potere di pochi. Questo concetto assolutamente rivoluzionario consente di ribaltare il potere costituito e qui nascono due possibilità: o si ricade in un nuovo regime oppure si fa il salto ed arriva la democrazia. Al fine di poter gestire il potere ottenuto da un numero molto elevato di uomini occorre astrarre, si astrae perciò il concetto di uomo così da avere un nuovo concetto di uomo che consenta di definire gli uomini tutti uguali. Grazie a questo salto creativo e astratto è possibile poi definire l'equità sociale di cui parli. Tale concetto è astratto e sempre lo rimarrà, ciò che è reale è l'"implementazione" che si fa di tale concetto. L'equità sociale è quindi solamente una parola e nulla più.
La sua implementazione è una sfida continua fatta di alti e di bassi poiché è la spinta a strutturare il nostro comportamento "animale" così da farlo aderire ad un comportamento ideale. In questo cammino necessariamente si attraversano stati di equilibrio instabili... ma questa è la storia dell'umanità che si sviluppa su una scala più lunga di quella di un singolo essere umano... in quest'ottica tu sei solo un piccolo attore di un piccolo frammento di questa storia, cosa ti preoccupa così tanto? Di non poter assistere al finale di questa storia? Oppure vuoi sapere già come andrà a finire questa storia per potere decidere oggi da che parte stare? ...sei sicuro che sia così interessante vivere la propria vita con la conoscenza di questo finale?
guidiclaudio
Ma perché ti preoccupa così tanto questa cosa dell'equità sociale?
...per quel poco che so le spinte all'equità sociale sono sempre nate da istinti egoistici dove, finalmente, quel segmento di società sottomessa si ribella e chiede potere.
Fino ad ora non è mai stata la spinta altruistica, l'amore, a cambiare gli assetti sociali. E' stata la spinta al raggiungimento del potere. La democrazia è il risultato dell'equilibrio tra le spinte oligarche e la voglia di potere da parte del "popolo". Il socialismo non nasce da una spinta altruistica ma nasce dalla necessità di acquisire potere della classe povera a discapito della classe ricca. L'equità sociale come la chiami tu nascono da un'esigenza tecnica: siccome la classe sociale non dominante è costituita da molte persone asservite a poche persone qualora tale classe acquisisca coscienza del suo stato di inferiorità e decida di sovvertirlo ha solo una possibilità: unire le forze cosicché la forza di tanti possa ribaltare il potere di pochi. Questo concetto assolutamente rivoluzionario consente di ribaltare il potere costituito e qui nascono due possibilità: o si ricade in un nuovo regime oppure si fa il salto ed arriva la democrazia. Al fine di poter gestire il potere ottenuto da un numero molto elevato di uomini occorre astrarre, si astrae perciò il concetto di uomo così da avere un nuovo concetto di uomo che consenta di definire gli uomini tutti uguali. Grazie a questo salto creativo e astratto è possibile poi definire l'equità sociale di cui parli. Tale concetto è astratto e sempre lo rimarrà, ciò che è reale è l'"implementazione" che si fa di tale concetto. L'equità sociale è quindi solamente una parola e nulla più.
(continua...)
(continua da quello sotto)
La sua implementazione è una sfida continua fatta di alti e di bassi poiché è la spinta a strutturare il nostro comportamento "animale" così da farlo aderire ad un comportamento ideale. In questo cammino necessariamente si attraversano stati di equilibrio instabili... ma questa è la storia dell'umanità che si sviluppa su una scala più lunga di quella di un singolo essere umano... in quest'ottica tu sei solo un piccolo attore di un piccolo frammento di questa storia, cosa ti preoccupa così tanto? Di non poter assistere al finale di questa storia? Oppure vuoi sapere già come andrà a finire questa storia per potere decidere oggi da che parte stare? ...sei sicuro che sia così interessante vivere la propria vita con la conoscenza di questo finale?
claudio
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